Racconto di Laura Bolognari
(Seconda pubblicazione)
Strisce dorate, grigie e rosse sfrecciano come pennellate liquide su una tela inquieta, che non conosce quiete. Le luci si stirano nell’aria, diventano nastri fluorescenti che oscillano, si intrecciano, si dissolvono, generando figure provvisorie, come apparizioni nate da un sogno mal ricordato: sfocate, instabili, eppure irresistibilmente belle.
Il mondo, privato dei suoi contorni, mi avvolge come una materia lieve, quasi acquosa, fatta di limiti appena accennati. In questo spazio sospeso nulla è imposto, tutto è possibile. Le immagini non comandano, suggeriscono; non chiedono di essere decifrate, ma abitate. La mia mente, libera dalla tirannia della precisione, si diverte a colmare i vuoti: inventa animali, riconosce volti, ricuce ricordi, accarezza desideri che credevo dimenticati.
La mia miopia non è una mancanza, ma una lente creativa. Un filtro gentile tra me e il mondo. In questa dolce incertezza mi sento protetta, come se la realtà, ammorbidita, avesse rinunciato alla sua durezza. Le forme non pretendono di essere comprese fino in fondo; chiedono soltanto di essere immaginate.
Ripenso alle parole di Luca, la sera prima.
«Forse ci siamo persi in mezzo al troppo da dire, o nel troppo che non abbiamo detto.»
La sua voce aveva esitato un istante, come se temesse di disturbare qualcosa di fragile. Aveva promesso che sarebbe venuto a prendermi.
Il bus rallenta. Siracusa. Stazione.
Oltre il vetro, una figura agita un braccio. Un gesto ampio, imperfetto. Potrebbe essere lui. Potrebbe essere chiunque. Rimango sospesa in quell’attimo in cui tutto è ancora reversibile. Esito. Poi, quasi controvoglia, inforco i miei occhiali.
All’improvviso il mondo si stringe. Diventa nitido, crudo, inconfutabile. I contorni si affilano, i colori smettono di fondersi. È un colpo secco dopo la carezza dell’indistinto. La realtà non chiede permesso: si impone. Vorrei tornare indietro, rifugiarmi nel filtro morbido della mia miopia, dove nulla è definitivo e ogni cosa può ancora essere altro.
Luca si avvicina. È lui, senza possibilità di equivoco. Ha il sorriso di sempre, imperfetto e ostinato. E mentre lo guardo capisco che la chiarezza, per quanto scomoda, ha un suo coraggio: quello di non lasciare scampo.
La realtà punge gli occhi, è vero.
Ma è lì che le presenze diventano scelte,
le promesse assumono un peso,
e i volti — alcuni, non tutti — meritano di essere messi a fuoco.
Respiro.
E, per la prima volta, resto.
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