Racconto di Simone Massara

(Prima pubblicazione)

 

Avrei fatto volentieri a meno di venire ma poiché avete insistito tanto…

Ho dovuto prendere due autobus e una metropolitana da casa mia e poi camminare tanto. Ci ho messo un’ora, quaranta minuti e rotti per arrivare qui, quindi, spero che la faccenda sia seria.

Avete letto il mio curriculum, molto bene. E vi è parso buono?

Ah, che bello ne sono contento! Sì quel buco di due anni è dovuto al fatto che ho viaggiato un po’ in giro per il mondo dopo l’università.

Dove? Eh, in Calabria, a Singapore, a Cordoba, poi di nuovo in Calabria, poi nella zona di Lima, a Guada Lumpur e, infine, di nuovo in Calabria. Sì, in Calabria ci sono cresciuto in realtà. Niente, ho lavoricchiato. Cameriere, garzone per una ditta di trasporti, chitarrista di vals, corriere per un’azienda di nacchere fatte a mano, cose del genere. Sì un periodo pieno, davvero, in qualche modo formativo.

I miei punti forti? Mah, la costanza, sicuramente. La determinazione, certo, per forza. Sono bravo a lavorare in gruppo e ho uno spiccato senso della leadership intarsiato da venature di clerkship che non guastano mai nella vita.

L’ho imparato a Guada Lumpur. Ero sulla spiaggia a prendere il sole in un momento di pausa tra una consegna di nacchere e l’altra (Eh, no, non le consegnavo a Cordoba, a Guada Lumpur le nacchere, a Cordoba facevo il cameriere), e comunque, stavo dicendo, ero lì a prendere il sole e mi si avvicina una ragazza alta, bionda, con un corpo di quelli che si vedono solo al cinema, e mi dice “Buy me a drink”, e io “Yes, sure, bella”. Ci siamo seduti presso un bar sulla spiaggia. Io non potevo smettere di guardarle le tette che spuntavano dalla scollatura del pareo beige.

Ah, non vi interessa? Vabbè…

No, ora sono disoccupato. Non mi hanno licenziato, hanno dovuto fare dei tagli ed io ci sono finito in mezzo. Eh, quelli sono così, tagliano, come i parrucchieri, i sarti, e chi altri? Chi è che taglia? Vabbé le ali d’inserimento certo, bravo, lei è dotato di pensiero laterale, o obliquo?

Come si dice? Ah ecco, laterale, infatti.

Potrei portare tanti vantaggi all’azienda. Tipo, la determinazione di cui sopra.

Ha ha ha.

E poi le lingue, parlo bene inglese, italiano, giustamente, un po’ di francese ma non lo capisco bene.

Pensateci: un’ora e quaranta minuti di strada per venire qua alle tre del pomeriggio! Cioè! Avete bisogno di altre prove della mia lealtà a chi mi paga o potrebbe pagarmi il pane? Non mi sembrate convinti. Sto sbagliando qualcosa? Sto andando troppo veloce, piccoli? Cioè, senza piccoli, scusate, è che ieri ero con una e ancora sono modulato sul tono ovidiano, cioè degli amanti, ma qui non va bene il tono ovidiano, qui la luce è fortissima e bianca, giustamente.

Guardate… qui, sotto l’ascella… Mamma mia che strage, sto sudando come un maiale. Mi avete messo in agitazione. Sapete che ho una pistola? Anche a Lima ne portavo sempre una con me… Postaccio, ci ho lasciato il cuore… Una Glock come gli agenti del FBI. No perché la devo mettere giù? La ragazza bionda di Guada Lumpur, adesso mi pare ci sia l’atmosfera giusta per continuare a raccontare quella storia, vero? Ah, bene bene. E quindi, dicevo…

Le guardavo le tette, sì. Ero ipnotizzato, incantato, ammaliato, completamente disarmato di fronte a quelle tette. Anche in faccia era bella. Comunque beviamo un po’, le offro il drink che voleva e poi andiamo nella sua stanza d’albergo lì vicino. Appena entriamo, comincio subito a spogliarmi, cioè già mi ero slacciato la cintura mentre lei girava la chiave, figuratevi, e così finiamo a scopare per terra. Poi ci è venuta fame e abbiamo ordinato la cena in camera ma mentre aspettiamo la cena, bussano alla porta e fuori c’era questo bastardo biondo e grasso, alto due metri che comincia a dirmi che mi sono scopato sua moglie.

Pff, era il marito della bionda, capito? E allora lì senza quel minimo di clerkship non si va da nessuna parte. Cioè, da qualche parte sì, al pronto soccorso o in mezzo ad una strada con le costole rotte, o al cimitero direttamente, al cimitero di Guada Lumpur, immaginate che bel posto.

E che ho fatto? Ho spanato il culo e l’ho offerto al biondone, ovviamente. Quello ci ha pensato un po’ su, poi mi ha detto fuck you, di andare via, ed io me ne sono andato, appena in tempo per continuare con le mie consegne di nacchere fatte a mano.

Adesso. Sapete che diceva Cechov? Ah, bravi, siete colti. Vabbè è una cosa famosa questa di Cechov, veramente, comunque complimenti per le cultural skills. Io non ho mai capito se sono un tipo che segue le regole o uno che le rompe. In un certo senso mi considero uno del secondo tipo. Cioè, se mi dicono di là non si va, io ci vado. Se mi dicono usa la pistola, io non la uso. Ma dall’altra parte, negli ultimi tempi, forse per la vecchiaia, cioè per l’età che avanza, sono diventato un po’ più tranquillo e tendo a fare quello che mi dicono. E poi insomma, lo dice Cechov, mica uno qualsiasi… Ehh, che fare? Magari solo un colpo? Ma a chi di voi tre? Avete idee? Qualcuno si propone? No-no, in testa ovviamente, colpo secco, quale su un braccio. Nessuno? E come facciamo qua, mamma mia. Cioè vi capisco, nemmeno io mi offrirei volontario al posto vostro, però adesso è un casino. Allora facciamo così: organizziamo delle elezioni! Chi prende due voti si prende la pallottola, che ve ne pare? No-no non ci devo ripensare, andiamo, facciamo così. Su questi foglietti fate un pallino. Con la penna rossa per votare lui, il vecchio. Con la nera per votare lui con gli occhiali. E con la blu per la signora. Apposto? Potete votare anche per voi stessi ma non penso che lo farete a questo punto, vigliacchi. Cioè, scusate, vi capisco, vi capisco. Pronti? Votate e tenete il foglietto nascosto, mi raccomando.

Bravi.

Vecchio, che hai votato? Penna nera.

Quattrocchi, stai a un punto. Tieni il conto con la mano. Bravo. E ora dimmi, quattrocchi, che hai votato. Penna rossa! Un voto per il vecchio, perfetto. Tieni pure tu il conto, alza un ditino, così. Abbiamo già un pareggio.

Se la signora ha fatto l’eroina e ha votato per sé stessa, avremo un problema, bisognerà fare uno spareggio, oppure decido io e basta.

Signora, come ha votato? Ha votato bene? Ahhh, penna rossa! Il vecchio è andato, eh lo so, tranquillo dai, non è niente, è la democrazia, io che ci posso fare. Dai basta, non ti preoccupare è finita.

 

Va bene, mi fate sapere allora.