Racconto di Paola Zagarella

(Terza pubblicazione)

 

Guardo annoiata fuori; il poggiolo è grigio, l’ulivo è una macchia di uno spento argento, le colline sono uniformi e piatte, ogni cosa è immobile, nessun volo, c’è solo il gatto della vicina che si contorce divertito tra l’antenna della tv.

Che fare?

Sono anch’io immobile in una domenica di mortificante apatia.
Inizio ad aggirarmi per le stanze, mi rifugio in cucina a caccia di cibo dolce e appagante, potrei fare una doccia, lavarmi i capelli, guardare la terza puntata della mia serie, pulire casa, anche se ho pulito proprio ieri…

Che sia il momento ideale per buttare giù qualche riga?
Di solito è proprio quando cado in questi vortici di calme bufere, nel senso che in fondo sono seduta sulla poltrona, che mi affiorano alla mente i pensieri migliori.
Accendo lo streamer e “wiimmo” una serie di canzoni, “questa no, questa neppure, questa… assolutamente no”.
Ornella a un tratto mi blocca. “Tutto l’amore che ho dato…”, e la sua voce mi coinvolge e travolge cancellando ogni briciolo di abulia.
Ogni cosa intorno a me scompare, ci sono solo io, e il mio udito che ascolta.
Lei canta e senza poterti più regalare il suo corpo mi porta con sé verso una prima lacrima di commozione.

Ascolto le parole che sembrano essere la poesia per un imminente saluto al mondo, poi, lentamente le parole svaniscono e rimane solo l’armonia della voce.

Indosso le cuffiette per isolarmi; voglio riuscire a percepire ogni sfumatura.

 

Mi lascio cullare e come nebbia in dissolvimento la noia scompare, l’apatia si trasforma in respiro vitale.

Come un’operazione su un foglio bianco si sommano le esperienze di vita, i dolori, le gioie, gli amori nati e falliti; è una musica che strugge il cuore, sono parole che accarezzano la mente.

Io scrivo, e spesso mi chiedono perché dedichi parte del mio tempo prezioso a buttare giù parole per tanti inutili, inascoltate da molti… perché?

Sfogarmi? Confessare pensieri nascosti? Vivere storie che non vivrò o desiderate?

Lasciare qualcosa?

Scrivo.

Immagino.

Un giorno, magari molto lontano, qualcuno – mio figlio, un nipote, o chissà chi –, rovistando tra uno scaffale di casa o in una biblioteca, vedrà alcuni libri, uno bianco, uno verde e altri azzurri… li prenderà e sulla copertina leggerà il mio nome.

Non so che cosa trasmetterò, spero coraggio, la necessità di esprimersi, la sfrontatezza di confessare opinioni controcorrente o la voglia di smascherare i propri difetti, non lo so.

Perché scrivo?

Sarà forse il desiderio inconfessato di pensarsi immortali? Scrivere, dipingere, registrare canzoni, vorrà forse dire “non dimenticatemi”…, lasciate che le mie parole, le pennellate che hanno raccontato attimi della mia vita rimangano impresse nel tempo?

È forse la paura di svanire, senza lasciare un segno?

Anche queste poche righe in un racconto breve resteranno per sempre, digitate, lette e impresse in un sito che chissà quanti scopriranno ancora.

Intanto la canzone sta per terminare… e tutto, ora, sembra avere un senso.

Anche se… io non sono lei.

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