Racconto di Cristi Marcì
(Seconda pubblicazione)
Sono qui.
Da solo.
Al riparo da qualsiasi frastuono ma pur sempre in tua compagnia.
Hai tanti, forse troppi, volti e in certi giorni proprio non riesco a starti dietro.
Come due cani randagi digrigniamo i denti per paura di scoprire l’uno le vulnerabilità e le insicurezze dell’altra.
Stasera però fai davvero paura e io non ho che da ritirarmi nella mia tana che senza che me ne accorga diviene sempre più appiccicosa.
Ma come sempre fiuti l’acre e inconfondibile aroma della paura.
Riflesso di un’amara solitudine capace soltanto di allontanare le persone perché troppo nauseabonda e a tratti sempre più insidiosa.
Dapprima il tuo calore si posa sul viso per poi afferrarmi la gola, arrestando il minimo soffio di vita che in maniera repentina mi costringe a trattenere il respiro.
Perché qualsiasi contrazione del corpo equivale oramai a ripristinare un nuovo movimento.
E io non posso più permettermi di inalare altro dolore, altri pensieri, altre futili convinzioni pronte a tradirmi e a pungermi silenziosamente.
Ad avvelenarmi con quel batterio chiamato umanità.
Il più subdolo e invisibile fra tutti, pronto a legarsi al recettore della tua fiducia e a innescare reazioni biochimiche simili a fuochi d’artificio.
Luminosi ed evanescenti come le mie illusioni.
Ma qui al buio, lontano da tutto e da tutti, i miei occhi sono liberi di aprirsi alla luce dei sogni, le mie lacrime a restituire ai ricordi una voce differente.
Mentre tu caro dolore non smetti un solo istante di accucciarti al mio fianco.
Di sbrogliare le trame che mi abitano e che le lacrime inumidiscono al riparo di rumori indiscreti.
In attesa che i miei occhi fiutino una nuova speranza.
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