Racconto di Silvia Marcarini

(Settima pubblicazione)

 

Il coma è una grossa fregatura.

Non è come schiacciare un pisolino.

In pochi minuti si è catapultati in quello che sembra uno strano sogno; capisci allora che qualcosa è andato storto.

Mentre la mente continua a vivere la propria vita, il corpo si accartoccia come una foglia secca in un letto d’ospedale; gli esseri umani a differenza della Bella Addormentata non hanno il privilegio di mantenere le fattezze intatte per lungo tempo.

Sono qui perché qualcuno ha manomesso i freni della mia auto. L’impatto è stato terribile; sono balzato fuori dall’abitacolo cadendo sull’asfalto come un palloncino sgonfio.

La macchina pareva una lattina schiacciata ed io il fantoccio dalla testa frantumata.

Probabilmente è stata l’azione punitiva di un cliente “insoddisfatto” del mio lavoro.

Me lo merito; un avvocato corrotto non può di certo avere un lieto fine.

Malavitosi, ladruncoli e presunti assassini si rivolgevano a me con tutte le loro speranze e i soldi messi da parte.

Alcune volte però il processo era volutamente pilotato; una valigetta ventiquattrore veniva fatta recapitare dai legali dell’accusa al mio studio, contenente un quantitativo di contanti variabili a seconda dell’importanza del caso.

Tutti ignoravano che io fossi membro di un’organizzazione che operava al di sopra della legge e dei diritti individuali; avevo così ceduto la mia anima, in cambio di denaro.

Forse è per questo che sono stato punito.

Il 15 novembre del 1963 feci condannare all’ergastolo Jacob Harris per la morte di Samantha Comb. Ricordo ancora l’espressione incredula e stupita del mio cliente che sembrava domandarmi cosa stesse succedendo.

Mi chiese perché doveva pagare per quel crimine che non aveva commesso. Quella ragazzina era già morta quando la trovò riversa con la testa in giù a Grant Park.

Però, le sue mani bagnate di sangue e il suo sguardo perso lo fecero sembrare agli occhi delle persone e degli agenti di polizia un senzatetto matto e delirante; prima di occupare stabilmente una panchina a Grant Park, Jacob era stato un rispettabile agente di borsa, ma a causa di parecchi investimenti sbagliati e della dipendenza da LSD, la sua vita era cambiata drasticamente.

Non c’erano prove sufficienti perché Jacob fosse dichiarato colpevole, ma io lo feci apparire, dinanzi alla giuria un mentecatto e di conseguenza assassino, come desiderava la famiglia della vittima.

Dopo due mesi dalla sentenza, le guardie carcerarie trovarono Jacob privo di vita, nella sua cella.

Un mix letale di pasticche l’avevano mandato al Creatore.

 

Che strano sogno è il mio.

Indosso una maglia blu e pantaloni grigi che puzzano di tabacco.

Sono in una piccola stanza; il letto non pare quello di casa e le molle del materasso sembrano voler perforarmi il culo.

C’è uno minuscolo specchio quadrato; non sono sicuro dell’immagine riflessa ma sembra proprio la faccia di Jacob.

«Fatemi uscire di qui!» grido.

Un secondino allora entra nella cella.

«Vuoi chiudere quella dannata bocca Harris! Dovrai marcire qua dentro ancora per molto tempo prima di uscire da questa fogna.»

 

Nota dell’autrice:

Si trascorre la metà della vita a dormire.

Una diversa esistenza che al risveglio lascia dei labili ricordi. Qualcuno li chiama sogni, altri incubi. Il mondo onirico è un indecifrabile libro; si comprende solo poche pagine di questa misteriosa dimensione.

Una leggenda narra che Morpheus, il dio del sonno viveva nei sogni potendo assumere la forma degli uomini creando illusioni realistiche… forse, proprio come questa.