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Racconto di Anna Maria Tagliamonte

Seconda pubblicazione – 28 gennaio 2021)

 

 

La mia penna non è mai stata tanto logorroica. Non saprei con precisione spiegarne il perché. Probabilmente la solitudine causata dal lockdown la porta ad essere più del solito loquace e, mai come prima, attacca bottone con chiunque le venga a tiro.

L’altro giorno, ad esempio, incontrò, in una scatola di cianfrusaglie, una vecchia matita, alta poco più di mezzo dito. Non le lasciò il tempo di fiatare che già cominciò a raccontare… e si sa, tra i suoi preferiti, le piace parlare degli amori finiti.

Così partì da quello che le aveva fatto più male… una penna di classe, almeno pensava. Lei che ha sempre avuto una bassa autostima, lo seguiva in tutti i suoi giri, su e giù nelle pagine di quaderni e libroni, di ogni scrittura conosceva i caratteri e li imitava alla perfezione. Non si risparmiava nemmeno un minuto, quell’amore vissuto in simbiosi l’appagava come nulla, prima di allora.

Ma un giorno, da un momento all’altro, la penna di classe decise che era tempo di cambiare strada e la lasciò sola, con una ferita da sanare.

Ancora a pensarci provava tristezza e una lacrima blu del suo inchiostro prezioso imbrattò il cassetto e di striscio la vecchia matita, che indietreggiò inorridita.

– Sarà contagiosa? L’attempata pensava tra sé, e con un balzo si allontanò, adducendo una scusa davvero banale.

La mia penna, che l’aveva capito, immediatamente ammutolì, infilò il cappuccio e se ne andò a dormire, portando con sé un sogno nel cuore, quello di svegliarsi in un mondo migliore.

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