Racconto di Carlo Cascone

(Seconda pubblicazione)

 

Erano da poco passate le dieci quando Maria spense la tv.  Quella sera però non aveva voglia di andare a dormire.  Se ne restava seduta sulla sua poltrona e osservava le vecchie foto nelle cornici d’argento poggiate sul tavolino del salotto.  Un ovattato silenzio avvolgeva la casa, ma le luci erano accese in tutte le stanze come se quella fosse una sera speciale e forse lo era.

Con fatica si alzò avvertendo in quel momento tutto il peso dei suoi 93 anni.  Afferrò il bastone poggiato alla poltrona e cominciò a camminare per la casa entrando nelle stanze e osservando ogni oggetto quasi li volesse accarezzare con lo sguardo.  Era quello il suo modo silenzioso di salutare per l’ultima volta la casa nella quale aveva vissuto per tanti anni.  Quella sera Maria avrebbe dormito per l’ultima volta nel suo lettone matrimoniale dove per troppo tempo si era addormentata da sola.

Era una donna orgogliosa e forte e non aveva mai accettato l’idea di dipendere da altri.  Si era ostinata a vivere da sola in quella grande casa ma negli ultimi mesi il suo cuore per due volte l’aveva costretta a chiamare di notte sua figlia Laura per correre in ospedale.  Due episodi di edema polmonare in pochi mesi erano troppi anche per la cocciuta Maria. Non era più possibile per lei continuare a vivere da sola. Aveva ostinatamente rifiutato l’invito della figlia di andare a vivere con lei.  Maria aveva un ottimo rapporto con Laura, con suo marito Sergio e la sua adorata nipote Giulia, ma lei non voleva essere di peso per nessuno e insistette perché le trovassero un ricovero per anziani dove trascorrere l’ultima stagione della sua vita. Il giorno dopo Laura sarebbe andata a prenderla per accompagnarla a “Villa Letizia”.  La settimana prima le erano state consegnate due grandi casse di legno dove avrebbe potuto mettere le sue cose.  Avrebbe potuto portare con sé solo quello che riusciva ad entrare nelle casse, tutto il resto avrebbe dovuto lasciarlo per sempre.

Aveva riempito in quei giorni le due casse con vestiti, scarpe, album di foto, un paio di beauty case con dei gioiellini e una borsetta con il necessario per il trucco.  Sì, proprio così: Maria a 93 anni, quando riceveva persone a casa, voleva essere in ordine e ancora si truccava da sola.  Un tocco di ombretto azzurro sulle palpebre, un leggero segno di matita sul contorno degli occhi, una nuvoletta di fondo tinta e l’immancabile rossetto. Era fatta così Maria. Anche ora che profonde rughe le solcavano il viso, anche ora che con fatica camminava poggiandosi al bastone, guardandola negli occhi si ritrovavano inequivocabili i segni di una bellezza che resisteva alla corrosione del tempo.

Entrata nella camera da letto, andò verso l’armadio e tirò fuori una valigetta di cartone verde un po’ scolorita.   Poggiò la valigetta sul letto e, armeggiando sulle due chiusure a scatto arrugginite, la aprì.  Dalla valigetta, avvolto in un sacco di cellophane trasparente, estrasse un abito.  Lentamente lo liberò dalla sua protezione e con la delicatezza con cui si maneggerebbe una reliquia lo adagiò sul letto.  Era un abito bianco in tulle e pizzi con ricchi ricami sulle maniche e sulla pettorina.  Sollevò un lembo dell’ampia gonna e se lo portò al viso.  Respirò profondamente ed ebbe la sensazione di percepire ancora profumo di confetti e di fiori. Con l’indice della mano destra cominciò a carezzare i ricami delle maniche e alcuni chicchi di riso ingiallito saltarono fuori dopo essere rimasti nascosti in quelle pieghe per il tempo di una vita. Rimase seduta sul letto guardando quel meraviglioso abito da sposa.  Aveva 23 anni quando lo aveva indossato per andare all’altare con il suo amato Salvatore.  Lui era un ragazzo bellissimo, aveva 25 anni e molte piansero quando si sposò invidiando Maria per essere stata la fortunata prescelta!

Prima di sposare Maria, Salvatore, che era ben consapevole della sua avvenenza, aveva avuto diverse altre fidanzate ma a nessuna aveva donato il cuore.  Con Maria tutto era stato diverso.  Lei non solo era bella, lei era una ragazza affascinante.  Maria indossava con eleganza e discrezione la sua bellezza, non la ostentava e proprio in questo si nascondeva il suo irresistibile fascino.    Era una donna intelligente con un animo gentile e gli occhi sorridenti.   Si era diplomata alle magistrali e lavorava come maestra nella scuola elementare del paese.  Era amata e rispettata dai suoi piccoli alunni e molto stimata dai genitori e dai colleghi. Salvatore con i libri non era mai andato d’accordo e dopo la terza elementare aveva lasciato la scuola.  Era però un ragazzo sveglio e intraprendente con una vena artistica.  Dopo aver frequentato per un paio di anni il laboratorio di un fotografo in una città vicina, con l’aiuto della famiglia aprì un suo studio fotografico.

Una mattina nel suo laboratorio si presentò una famiglia vestita con gli abiti della festa: padre, madre e una meravigliosa ragazza.   Volevano una fotografia di famiglia da esporre nel salotto di casa, come si usava a quei tempi.  Salvatore preparò lo studio facendo accomodare su un divanetto i genitori, mentre la ragazza la mise in posa in piedi a fianco della madre. Piazzò il tre piedi con il banco ottico, inserì la lastra e caricò il lampo al magnesio.

Infilò la testa sotto il panno nero e perfezionò l’inquadratura.  L’immagine appariva capovolta ma anche così quella ragazza era meravigliosa.  Scattò tre lastre e diede appuntamento per il ritiro delle foto di lì a una settimana.   La famigliola stava per uscire quando Salvatore prese coraggio “Perdonate la mia sfrontatezza, avete una figlia meravigliosa e vorrei chiedervi il permesso di scattarle un ritratto. Sarà un mio omaggio alla vostra cortesia e alla sua bellezza!”. Fu così che si conobbero, fu così che si innamorarono.

Il giorno del matrimonio la chiesa era piena e tutti ammiravano quella splendida coppia di ragazzi che con la gioia nel cuore andavano incontro a una nuova vita insieme. Dopo la cerimonia religiosa uno zio di Salvatore aveva messo a loro disposizione la sua fattoria per il pranzo e la festa. Due lunghe tavolate erano imbandite nell’aia e tra le due era stato preparato un piccolo tavolino per gli sposi in maniera che tutti li potessero vedere. Tra un brindisi e l’altro Maria e Salvatore non perdevano l’occasione per baciarsi e a ogni bacio la passione e il desiderio crescevano.  Il pranzo stava ormai terminando, mancava solo la torta nuziale.  Salvatore a quel punto si alzò e chiese il permesso di accompagnare Maria a fare un giro nella fattoria.  La prese per mano e insieme si allontanarono dalla festosa compagnia.

Si avviarono verso i retro del casale dove Salvatore sapeva bene che, a fianco della stalla, c’era un grande fienile.  Si fermarono sulla soglia e Salvatore entrò tirando per mano la sua amata che inizialmente oppose una finta resistenza ma che in cuor suo non desiderava altro che assecondarlo.        Da dietro una balla di fieno Salvatore tirò fuori una coperta di lana e in quel momento Maria capì che non erano lì per caso e che quel momento Salvatore lo aveva accuratamente preparato e studiato da giorni.   Non aveva più senso fingere di non capire. Bruciavano dal desiderio e non avevano più nessuna intenzione di aspettare.  Maria si sdraiò sulla coperta, socchiuse gli occhi e si lasciò trasportare dalla passione e dall’amore.  Nove mesi dopo nacque Laura.

Ma per il battesimo della bambina il papà non sarebbe stato presente perché la guerra ormai infuriava e Salvatore era partito assieme a tutta una generazione di giovani italiani.

Quando Maria lo baciò e lo salutò sulla banchina della stazione non sapeva che quell’abbraccio e quel bacio sarebbero stati gli ultimi della loro vita. Salvatore morì in battaglia nelle Alpi Occidentali dilaniato da una granata.  Il suo corpo non fu mai recuperato.

Negli anni Maria conobbe altri uomini ma mai nessuno prese il posto di Salvatore nel suo cuore.  Per il resto della vita era per sempre rimasta la sposa del suo unico grande amore.

Con gli occhi lucidi Maria continuava a fissare e carezzare i ricami di quel candido vestito mentre nel cuore riviveva le emozioni di un giorno felice, un giorno che da anni continuava a vivere nei suoi ricordi.

Purtroppo però non c’era posto per quell’abito nel suo bagaglio, le casse erano piene.  Lo avrebbe dovuto abbandonare per sempre.

“Mamma, mamma …. Dove sei?  Dai che sono le 9.30 e si sta facendo tardi!  Stanno salendo i due ragazzi di Villa Letizia per prendere i tuoi bagagli”.

Laura era entrata in casa usando la sua chiave perché, dopo aver suonato più volte il campanello di casa, nessuno le aveva aperto.

“Mammaaaaa … Sei ancora in bagno?  Su dai oggi non c’è bisogno di truccarsi”

Gettata la borsa sul divano e con crescente agitazione girò per la casa, ma Maria non era in bagno e non stava neppure facendo colazione in cucina.  Si fermò dunque di fronte alla porta socchiusa della camera da letto.  Un cupo presentimento le gelò il sangue nelle vene, fece un profondo respiro, prese coraggio ed aprì la porta.

Sul letto, vestita come una sposa in un abito di tulle e pizzi c’era Maria, il viso delicatamente truccato con un tocco di ombretto azzurro sulle palpebre chiuse, un esile segno di matita sul contorno degli occhi, una nuvoletta di fondo tinta e l’immancabile rossetto.