Racconto di Fabio Losacco
Seduto di fronte al suo PC, il Dottor Sanders osservava lo svolgimento dei calcoli, mentre con la mente ripercorreva gli eventi che, in pochi mesi, avevano sconvolto il mondo.
Tutto era iniziato quando, su un sito internet di infettivologia veterinaria, era apparsa la prima notizia, circa quello che ormai, per tutti, era divenuto semplicemente “il morbo”.
Era appena iniziata l’estate quando, in un allevamento di galli da combattimento dell’America del Sud, qualcosa di inspiegabile aveva trasformato gli aggressivi volatili in timide e mansuete gallinelle.
Il primo sospetto era ricaduto su un agente patogeno sconosciuto, ma era comunque una notizia che aveva riscosso un interesse assai limitato, perfino nella comunità dei veterinari che ancora avevano bene in mente l’influenza aviaria.
In ogni caso, la cosa parve iniziare e finire lì.
Tuttavia, come del resto molti altri virus, anche questo aveva dimostrato una forte predisposizione al “salto di specie”, lasciando così, ben presto, i volatili per passare, complice la promiscuità e le scarse regole igieniche di certi allevamenti intensivi, al genere umano.
A differenza di quasi tutte le altre infezioni virali, “il morbo” non si portava dietro un corollario di sintomi spiacevoli o, addirittura, mortali, e perciò era molto difficile diagnosticarlo.
Infatti, non dava febbre, né dolori, né problemi respiratori e nemmeno disturbi neurologici o gastrici.
Niente di niente, se non la progressiva scomparsa di ogni forma di aggressività.
Infatti, il caso che più di tutti colpì l’opinione pubblica, fu quello del campione mondiale dei pesi massimi che, durante un incontro per la difesa del titolo, a causa dell’infezione appena contratta, aveva improvvisamente smesso di combattere, cercando più di una volta di abbracciare e, secondo alcuni presenti, addirittura baciare, il proprio avversario. Inevitabilmente, di fronte a quell’inaspettato epilogo, tutti gli spettatori si erano infuriati, lanciando sul ring ogni genere di oggetto.
Era stato da quel momento in poi che “il morbo” aveva fatto, in grande stile, l’ufficiale comparsa nel mondo, sui media e nell’inconscio di tutta la collettività.
A quel punto il dottor Sanders fu incaricato dai governi di mezzo mondo di studiare il fenomeno. Fu anche il primo a isolare il virus e a usarlo per i test sulle cavie che, senza distinzione di specie o di razza, divennero immancabilmente le più mansuete del mondo.
Intanto, però, l’epidemia si stava velocemente diffondendo, perché “il morbo” aveva una grande facilità a muoversi nell’aria e una resistenza straordinaria a ogni agente esterno, il che gli consentiva di sopravvivere per settimane intere senza perdere nulla della propria “aggressività”, anche se, proprio per la sua stessa natura, definirlo aggressivo poteva apparire decisamente un ossimoro.
A mano a mano che gli effetti del contagio si andavano facendo sempre più massicci, i fatti di sangue presero a ridursi drasticamente, così come le risse, le diatribe stradali, i litigi familiari e ogni altra forma di violenza.
Di fronte a questo inarrestabile diffondersi dell’epidemia, tutti i potenti della terra si unirono per quella causa comune, superando sin da subito le reciproche, storiche ostilità, consapevoli che, se anche loro fossero stati contagiati, avrebbero immediatamente perduto il proprio posto a capo di paesi e popoli. Così tutti i capi di Stato e di governo, insieme ai più ricchi della terra, si trasferirono in una grande isola in mezzo all’oceano, protetti da una gigantesca copertura di plexiglas dentro la quale tutto sarebbe stato “virus free”. Sarebbero rimasti chiusi lì, finché il Dottor Sanders e i suoi collaboratori, non avessero trovato una cura e un vaccino per quella strana, stranissima malattia.
Ed era proprio a questo che Sanders stava lavorando da mesi, certo che, con la fine di quell’ultima, infinita elaborazione, il risultato sarebbe stato finalmente raggiunto.
Per ingannare un po’ l’interminabile attesa, accese la TV e cercò qualche canale che trasmettesse news.
Tutta l’informazione, naturalmente, non parlava d’altro che del “morbo”. Si dissertava sugli effetti dello stesso circa la progressiva scomparsa dell’attività criminale e l’aumento della sicurezza delle città, divenuta ormai pressoché assoluta.
Intanto le immagini delle bande rivali di Narcos che mangiavano assieme su improvvisate tavolate allestite per le strade di Caracas, stavano facendo il giro del mondo, così come quelle dei vari conflitti, dove i soldati, colpiti dal contagio, abbandonavano le armi per cercare di abbracciare i propri nemici.
«Ma è proprio necessario?» si domandò lo scienziato, pensando al vaccino e alla cura che stava per essere messa a punto e che avrebbe fatto tornare tutto come prima.
Certo era che, in caso contrario, in poco tempo i potenti della terra avrebbero perso il proprio ruolo e questo non poteva essere accettato.
La barra sullo schermo era adesso arrivata al novantanove per cento e questo significava che il lavoro era quasi terminato. Dopo, il vaccino e la cura sarebbero stati finalmente pronti, così che il potere costituito fosse salvo e il mondo potesse tornare, di nuovo, come prima.
«Ma è davvero necessario?» si chiese nuovamente, perché il mondo com’era prima, dominato da odio, violenza, prevaricazione, guerre e soprusi, era innegabile che non gli piacesse proprio per nulla.
Cento per cento.
Tutto era finito e sembrava essere andato per il meglio.
Gli algoritmi di IA avevano permesso di predisporre quel vaccino e quella cura che avrebbero reso possibile riportare le lancette del tempo universale indietro di sei mesi, fino al giorno in cui quei poveri galletti avevano smesso di azzuffarsi e omicidi, stupri, risse e violenze avevano iniziato a diminuire vertiginosamente, fino a sparire praticamente del tutto.
Era proprio ciò che era indispensabile, affinché i ricchi e i potenti conservassero i propri posti e i propri ruoli.
«E ora?» si disse.
Oltre a essere responsabile del team dei ricercatori, spettava a lui anche il controllo del perfetto isolamento della cupola di plexiglas, dove l’aria, costantemente filtrata, evitava ogni contatto con l’agente patogeno.
Dopo ancora un istante di riflessione, schiacciò il tasto che arrestava i filtri dell’aria, permettendo così all’atmosfera esterna di entrare insieme al virus, che adesso sarebbe stato libero di circolare, contagiando, indistintamente, i poveri come i ricchi e i potenti come le persone comuni.
Fatto questo, cancellò dall’hard disk e dal cloud, segretissimi e criptati, tutti i risultati di mesi interi d’incessante lavoro.
«Adesso niente più cura e niente più vaccini» mormorò.
«E chi vuole tornare a combattere, se ne vada pure a fare in culo!».
Poi si affacciò alla finestra e respirò l’aria fresca, pensando che tutto sembrasse migliore quando si è fatta la cosa giusta.
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Scrittura scorrevole e fantasia, i suoi punti forti. Bel racconto che ci fa anche ben sperare….