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Racconto di Piera Ferrini

(Seconda pubblicazione – 9 febbraio 2019)

 

Cos’è quel foglietto sul parabrezza della mia auto? Ora non si può neanche più parcheggiare negli appositi spazi che ti ammollano subito una multa? Ma porca miseria…..A questo penso mentre mi avvicino all’auto che posteggio tutti i giorni nel parcheggio non custodito della stazione per poi prendere il treno e andare a lavorare.

Non è una bella sensazione quella che provo ma, man mano che mi avvicino all’auto vedo che il foglietto “maledetto” non è una multa ma un semplice foglio ripiegato in due e appoggiato fra il vetro ed il tergicristallo. Lo prendo e, pensando che sia una pubblicità, lo metto in tasca senza dargli tanta importanza: è buio, ho fretta e senza occhiali non vedo un tubo.

Dopo una giornata alquanto stressante passata a fare l’inventario di fine anno nel negozio di abbigliamento uomo-donna nella centralissima via Tornabuoni di Firenze dove lavoro  come commessa con un contratto capestro (tanto dare e poco avere), oltre alla stanchezza normale devo anche combattere con un responsabile dalla poca abilità dirigenziale che non si rimbocca le maniche ma in compenso, con il suo atteggiamento negativo, non stimola certo la collaborazione fra il team del reparto vendita (fra cui io).

Andiamo avanti. Il foglietto è ormai dimenticato e finito nella tasca del cappotto. Lo ritrovo la mattina dopo quando in treno mi rilasso e le mani tirano fuori il pezzo di carta incriminato. Lo apro e leggo “ Non è facile dimenticarti ..perché il dimenticare è un addio…e io non voglio.
Si dimentica perché mi hai fatto star male dentro.. invece tu mi hai fatto star bene dentro…quindi io non ti dimenticherò mai è …più facile che mi possa scordare di me….lo sai! Ti penso sempre come se tu fossi ancora qui a riscaldare il mio petto…dopo un lungo abbraccio…

Firmato Andrea con un numero di telefono.

Non capisco. Va bene che è una fredda mattina di gennaio, che sono ancora intorpidita e non connetto al 100% ma che pubblicità è mai questa? Elaboro mille congetture ma non arrivo a niente di concreto e nel frattempo sono arrivata a destinazione. Rimetto il foglietto in tasca e mi preparo a trascorrere un’altra giornata che, sono sicura, non mi lascerà neanche un breve istante di tregua.

La sera, quando vado a recuperare l’auto nel parcheggio, noto da lontano il solito bigliettino al medesimo posto. Questa volta sebbene il freddo, i guanti, la mancanza degli occhiali, sono curiosa e leggo subito “Mi piaci come sei…mi piaci come ti vesti…mi piaci perché ti piaccio. Scusa se quando ti ho vista ho cominciato ad amarti…mi sentivo protagonista dei tuoi sentimenti eliminando ogni tua paura …vorrei averti ora tra le mie braccia per raccontarti emozioni…ne prendo una ..me la tengo sul mio cuore.. poi con un bacio la libero cosi potrà ritornare da te…non smettere mai di sentire quello che senti…non smettere mai di essere ciò che sei…” Solita firma e solito numero di telefono.

A questo punto mi guardo intorno tentando di vedere se c’è qualcuno ma, figuriamoci!

Salgo in auto, accendo il motore per scaldarmi un po’ e incomincio a prendere sul serio quei messaggi che, sebbene mi danno da pensare, non mi disturbano: una dolce evasione al trantran quotidiano. Chi potrebbe essere la persona che lascia sul mio parabrezza questi versi? Perché tutto questo mistero? La mia vita scorre abbastanza tranquilla a parte i problemi che tutti più o meno incontriamo nella giornata. Amore con la A maiuscola che possano aver ispirato qualcuno a dedicarmi questi versi non ne conosco. Storie sentimentali sospese non ne ho. Un bel gruppo di amici e amiche con cui trascorrere qualche ora nel fine settimana in un locale carino, simpatico e senza troppe pretese, questo sicuramente è vero ma mai nessuno per ora al quale abbia ispirato tali emozioni. Ritorno dell’idea che è una pubblicità che si svela a puntate, magari domani trovo scritto. -Vieni nel tal locale e troverai oltre ad ottimo pesce cucinato in modo favoloso anche chi declamerà questi versi solo per te-.

Aspetto e la sera dopo ‘altro giro altra corsa’. Bigliettino con in calce nome e numero telefonico ma i versi si fanno più intimi e coinvolgenti “Entro dentro di te ogni giorno di più…perché solo tu mi manchi e solo io ti manco.
Mi hai fatto attraversare spiagge desolate alla ricerca del nostro amore…come un pazzo ti cercavo e nascosta eri tra le pieghe del mio cuore…

Rimango sconcertata e sinceramente non so cosa fare: ridere, incavolarmi, stupirmi oppure incominciare ad avere paura che un maniaco mi abbia preso di mira? Entro velocemente in auto, questo parcheggio non è certo il luogo più sicuro di notte, al freddo, scarsamente illuminato e poco frequentato a quell’ora. A che gioco sta giocando la persona che lascia i ‘pizzini’ sulla mia auto? Con tutto quello che si sente in giro potrei anche dedurre che le sue intenzioni non sono delle migliori. Cosa crede? Che perché mi lascia questi messaggi sia così curiosa da comporre il numero di telefono che lascia? Povero illuso…. non sono così ingenua da cadere in questi giochetti. Sinceramente la tentazione c’è anche solo per mettere fine a questa tarantella che inizia a non piacermi più, però resisto: duro te, dura io.

Il giorno dopo al lavoro sono distratta, sbaglio i conteggi tanto da indispettire più del solito il responsabile (se non la smette è la volta buona che lo mando a quel paese). Arriva l’ora di chiusura e corro in stazione a prendere il treno destinazione Pistoia e cambio persino vagone per non incontrare quei due o tre conoscenti che mi coinvolgerebbero sicuramente in qualche discorso che stasera non avrei la concentrazione di seguire. Sono tutta proiettata verso il parcheggio, la mia auto e cosa troverò sul parabrezza. Il treno mi sembra più lento del solito e non riesco neanche a distrarmi con il brano di musica che mi sparo nelle orecchie che quasi sempre mi distrae e mi porta lontano con il pensiero –Seduto con le mani in mano sopra una panchina fredda del metrò sei lì che aspetti quello delle 7:30 chiuso dentro il tuo paletot. E andare lontano, lontaaaaano-

Finalmente arrivo, scendo e quasi corro verso il parcheggio ma, in prossimità della mia auto, mi blocco. Appoggiata al cofano vedo la sagoma di una persona: sembra un uomo. Metto la mano in tasca dove ho lo spray al peperoncino che ho acquistato oggi e mi avvicino lentamente. Io e lo sconosciuto siamo uno di fronte all’altra ma così coperto dalla sciarpa e dal cappuccio non riesco a vedere se lo conosco (stasera porto gli occhiali). Noto però due bellissimi occhi neri, profondi e dallo sguardo intenso e subito mi viene in mente la Nannini – Bello, bello impossibile con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale-. Vedo che anche lui mi guarda in modo sorpreso, quasi stupito. Mi ‘sciarpo’ per farmi guardare meglio allora lui, in modo sbrigativo e quasi furioso “sono Andrea, quello dei bigliettini ma ho sbagliato automobile, non sei tu quella a cui erano diretti

Non ho neanche il tempo di realizzare che lui si è già allontanato e, mentre sparisce nell’ombra, gli grido dietro “comunque non smettere di scrivere poesie, sei bravo e hai un futuro da poeta assicurato”. Prendo i bigliettini che nel frattempo ho ridotto in pezzi minuscoli, li tiro in aria come fossero coriandoli e dico ad alta voce “Addio Andrea, a mai più rivederti!”

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