Racconto di Vincenzo Sottile
(Settima pubblicazione)
Luca Ferri odiava la madre con tutte le sue forze. Ricordava i tempi dell’infanzia quando la sua famiglia era felice e i genitori si volevano bene. Il padre, Alessandro Ferri, professore universitario di letteratura inglese alla Bocconi di Milano, stravedeva per lui e si faceva in quattro per soddisfare tutti i suoi desideri. La madre, Debora Canziani, era una pittrice molto quotata, e le sue mostre di quadri riscuotevano un enorme successo. Quel dipinto idilliaco, di una famiglia senza macchie, si era poi andato sgretolando durante la sua adolescenza, con la forza di un fiume in piena che aveva eroso gli argini della sua tranquillità. Adesso, a diciassette anni, non gli rimaneva che un pugno di mosche in mano… un niente… corazzato di finte carezze e insopportabili rimpianti e recriminazioni. Amava sostenere con i suoi amici che la loro era una generazione del niente, e forse non si sbagliava del tutto. Frequentava il primo liceo classico senza infamia e senza lode, ma, da quando i genitori si erano separati, nulla aveva più un senso. Il padre era andato via da casa un anno prima per intrecciare una relazione con una sua allieva dell’università, e la madre si era accompagnata a un suo amico antiquario. I genitori avevano provato a dirgli che ci sarebbero stati sempre per lui, ma il ragazzo aveva reagito con una gelida indifferenza, che li aveva storditi.
Era una sera fredda di febbraio e Luca si trovava solo in casa. Da qualche tempo faceva parte di una baby gang che derubava i passanti in centro della Milano bene. Quel giorno, però, Luca e i suoi compagni non si erano potuti radunare, e lui, nel pomeriggio, si era prostituito con un uomo anziano perché non aveva i soldi per comprare delle stupende Timberland che aveva visto in una vetrina. Di ritorno a casa, non aveva resistito alla tentazione di comprarsi anche una dose di eroina.
Da un po’ di tempo era diventato un tossico. Questa volta capì che gli avevano venduto una dose tagliata male perché si sentì subito strano. Fu solo un attimo perché scivolò, inesorabilmente, nel buio della morte. Si rivide bambino su un cavalluccio delle giostre. Che strano, pensò, e tutto per comprarsi un paio di lussuose Timberland, che non indosserà mai! Al tempo stesso si sentì sollevato al pensiero che ormai era tutto finito. Durante il suo funerale, il parroco della chiesa esortò, con forza, rabbia e passione, tutti i fedeli a non navigare in un mare di indifferenza verso il prossimo.
I genitori di Luca erano due statue di marmo che non riuscivano a piangere.
Per la prima colta, in fondo a quella chiesa gotica, gli altri ragazzi della baby gang riflettevano sul fatto che le loro erano vite segnate da un cielo nero dove non era possibile costruire un ponte per comunicare con i propri simili. Le mani degli amici di Luca erano bagnate di sudore e paura.
Il loro compagno era morto per delle stupide scarpe. Morto a diciassette anni senza attesa!
Erano proprio una generazione del nulla!
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