Racconto di Lucia Martino

(Prima pubblicazione)

 

Ricordo ancora la mia festa di laurea e la ricordo soprattutto perché quel giorno festeggiammo “solo” la laurea. Voglio dire: nella mia famiglia non c’era stato, fino a quel momento, un evento che meritasse di essere festeggiato da solo.

Fui battezzata all’età di quattro anni perché soltanto allora mio fratello Antonio aveva terminato il corso di catechismo per la prima comunione. Fortuna che ci separassero almeno sei anni. Quel giorno correvo come una matta su e giù lungo la navata della chiesa. Il prete faticava a credere che fossi davvero io l’anima innocente da purificare e, quando finalmente riuscirono con la forza a prendermi in braccio per cospargere il capo di acqua benedetta, buttai un urlo così forte che l’eco, a distanza di anni, risuona ancora. Però da quel giorno ero libera da ogni peccato e mia nonna tirò un sospiro di sollievo.

Giunse poi il momento della mia prima comunione: il caso volle che tredici mesi dopo l’arrivo di mio fratello Francesco, nacqui io e dieci anni dopo, Simone. Potemmo così celebrare assieme due comunioni e un battesimo in età per tutti consona all’evento. Nel tempo, per non mettere in difficoltà gli ospiti con doppi, tripli o quadrupli regali, si era consolidata un’abitudine: solo uno degli eventi da festeggiare figurava come quello ufficiale, gli altri venivano taciuti fino al giorno stesso. Quell’anno, i parenti erano stati invitati ufficialmente alla nostra comunione quindi fui graziata nel ricevere quantomeno i regali. Sorte diversa capitò a nostro fratello Simone che a oggi non possiede neanche una di quelle catenine d’oro massiccio che si era soliti regalare e che i genitori amano custodire gelosamente nelle casseforti, sperando in un futuro utilizzo che non ci sarà mai. A fine messa, mentre tutti gli invitati si apprestavano a uscire dalla chiesa pensando già al rinfresco, “Signori e signore, in questo giorno speciale vogliamo concludere la celebrazione con il battesimo di Simone”: furono le parole del prete. Qualcuno rimase interdetto, altri abbozzarono un sorriso, molti fecero finta di non aver sentito e abbandonarono la chiesa. Il battesimo di Simone si può riassumere così: pochi fedeli increduli a far da spettatori a un evento che passò in sordina.

I festeggiamenti più ricorrenti erano, però, quelli dei compleanni: il più fortunato era sempre mio fratello Antonio, nato ad agosto. A tutti noi altri, nati tra maggio e giugno, toccava aspettare il torrido agosto per poter finalmente spegnere le candeline che erano solo rappresentative e mai, ovviamente, nel numero giusto. Non ebbi da sorprendermi, dunque. se il giorno della laurea qualche parente mi si avvicinò chiedendo: “Ma oggi, festeggiate solo la laurea?”.