Racconto di Cosimo Leo Imperiale
(Prima pubblicazione)
Un giorno, tanto tempo fa, la Vita decise di abitare sul nostro pianeta perché si rese conto che qui avrebbe potuto raccontare la sua storia in un modo del tutto originale. Prima di discendere sul piccolo pianeta – che in seguito tutti avrebbero chiamato Terra – fece appello alle potenze universali che operavano su altri mondi, nelle innumerevoli galassie dell’universo conosciuto.
Queste, convenute al suo cospetto, si misero ad ascoltare quanto aveva da dire:
«O venerabili potenze del Cosmo, voi che conoscete il passato, il presente e il futuro di tutti i corpi celesti, credete che questo pianeta possa diventare, un giorno, un posto adatto a manifestare la Vita?»
Le sublimi intelligenze così risposero:
«Cara sorella Vita, come saprai, il futuro di ogni pianeta è legato indissolubilmente al destino degli esseri che, alla fine, qui verranno manifestati come compimento del processo creativo universale. Pertanto, anche se noi abbiamo il dono della preveggenza e possiamo intuire, da alcuni segni, quale sarà il destino di questo pianeta, ciononostante ti ricordiamo che il libero arbitrio rimane la legge fondamentale dell’esistenza in questo universo. Perciò, ciò che sarà, solo tu potrai scoprirlo continuando a nutrire la speranza nel tuo cuore.»
Fu così che la Vita, sollecitata dalle intelligenze celesti, iniziò il suo lavoro. Creò dapprima il fuoco purificatore e, in seguito, l’acqua, nel cui seno – formato dai mari infiniti – nacquero i primi esseri coscienti, racchiusi in forme elementari.
Eoni trascorsero, e la Vita, come spesso era accaduto su altri mondi, provava e riprovava, perfezionando la sua creazione. Finché, un giorno, guardando i primi viventi nati negli oceani, ebbe a dire con stupore:
«Con voi inizierà un lunghissimo processo che si finirà con la nascita dell’essere perfetto: l’Uomo.»
Quando ebbe modo di considerare quello che sarebbe stato il futuro della sua creatura, fu contenta e triste allo stesso tempo, perché alla fine del processo creativo, i geni solari si sarebbero ritirati. Avrebbero indotto – come la legge del Cosmo imponeva – per innumerevoli età, l’oblio nelle menti degli uomini, abbandonandoli a un’esistenza travagliata.
L’incessante forza della Vita li avrebbe messi alla prova, gettandoli nella corrente del tempo mortale. La legge, infatti, era chiara: la conoscenza suprema è forgiata nel crogiolo della materia e portata alla luce grazie al sacrificio della Vita, che emerse dal Nulla, quando il tempo e lo spazio ancora non erano.
E la Vita, sapendo quanto fosse arduo resistere alle forze avverse, rivolse un ultimo, disperato appello ai geni solari:
«O potenze celesti, fate che la disperazione non vinca sulla forza del cuore, perché l’uomo potrebbe piegarsi nel dolore e non accettare oltre la sofferenza!
Vi prego ancora una volta – insistette la Vita – fate in modo che egli possa continuare a nutrire la speranza!»
A questo ultimo appello, prima di allontanarsi definitivamente dalla Terra, i geni solari – mossi a compassione per la pressante richiesta d’aiuto della Vita – così risposero:
«Capiamo la tua angoscia e il desiderio di protezione che nutri verso la tua creatura. Tuttavia, sappi che, se all’inizio l’uomo soffrirà a causa della sua natura imperfetta, alla fine dei tempi diventerà una creatura straordinaria.»
E così dicendo, regalarono alla Vita uno dei doni più grandi che l’universo avesse mai potuto concepire:
«Affinché possa avverarsi la nostra predizione, opereremo in modo tale che l’essere umano possa ascrivere al suo lignaggio una delle leggi più potenti dell’universo: a lui saranno concessi la Luce della Conoscenza e il Potere della Bellezza.»
A queste parole, la Vita – che ben conosceva il valore di tale dono – pianse dalla felicità, consapevole del potere curativo e consolatorio di tali forze cosmiche.
Così, l’uomo, infuso dalla più alta scintilla della creazione divina, sarebbe sopravvissuto alle travagliate vicissitudini del suo pianeta, per divenire – alla fine dell’abisso conosciuto come Kali Yuga – uno dei più elevati agenti creatori di tutto l’Universo conosciuto.
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