Racconto di Annarita D’Arienzo

(Prima pubblicazione)

 

Ehi tu! Dico a te. Sì, hai letto bene, ce l’ho proprio con te! Avvicinati un po’, seguimi in queste righe: ti prometto che sarò breve e che non ti porterò via troppo tempo. Ascoltami bene, drizza le orecchie più che puoi… io da qui non posso gridare. Vorrei darti una notizia in anteprima, e ti chiedo scusa se mi senti un po’ agitato, ma è l’emozione. Non pensavo fosse già il momento ma, finalmente per voi, lei sta per arrivare. Forse è in anticipo sul calendario ma ormai ha deciso così e, credimi, nessuno potrà più fermarla.

Arriverà, bella come sempre, e si gireranno tutti a guardarla. Con un pizzico di malizia o forse animati da tanta meraviglia, gli occhi del mondo saranno puntati su di lei. Ne parleranno perfino i notiziari, mostrando spiagge dorate e mari cristallini, mentre i miei filmati passeranno in archivio per qualche mese. Però, mi raccomando, almeno tu che mi stai leggendo, ti prego: non fermarti a guardarla troppo. Sì, hai capito bene cosa voglio dirti, e te lo ripeto: non esagerare.

Anche se ho la fama di essere freddo, rigido e tutto d’un pezzo, chi mi conosce sa bene che sono tanto geloso. Il sentimento del possesso non mi appartiene, mettiamo in chiaro le cose, ma lei è troppo bella ed affascinante; ha una pelle ambrata da far invidia a chiunque. Determinata nelle sue azioni, arriva quando e dove vuole, è sicura di sé, non ti dà preavviso. Scoppia di vita, all’improvviso, e non è mai in guerra con nessuno. È così desiderata dalla gente – e se ci penso sto male per la gelosia – che per molti, persino nel linguaggio comune, non è una stagione: lei, l’estate, è diventata la stagione.

A confronto, io non riscuoto lo stesso successo. Certo, non manca chi mi adora e chi aspetta il mio arrivo. Sarà forse per il Natale, per il profumo dei biscotti alla cannella, per le tisane calde o per le fiammelle rilassanti dei camini; sinceramente non saprei dirti, sul punto non ho mai chiesto espressamente. Ma in fin dei conti, al netto del sentimento e della poesia, io, l’inverno, non sono altro che un cappotto di lana abbottonato fino in cima, una sciarpa stretta intorno al collo, un cappello che appiattisce la chioma. Io sono la neve, il ghiaccio e i calzini antiscivolo. Sono la somma dei malanni e delle giornate a letto con l’influenza. Sono il buio che irrompe sempre troppo presto nel bel mezzo del pomeriggio, sono la sera che si dilata.

Di lei, invece, cosa posso dire? Sono onesto con te, non c’è nulla che possa reggere il confronto. Ma di questo non sono dispiaciuto, la mia non è una competizione. Del resto è evidente a tutti: l’estate ha due occhi di luce che ti accompagnano fino a tardi, lei è il calore che pervade ogni centimetro della pelle, è il chiarore del sole brillante che si infrange sulle onde azzurre del mare; è acqua fresca che sgorga dalle montagne, vento che scivola tra i capelli. Lei è il viaggio in libertà, è la curiosità di andare, di chiedere, di ammirare. Lei è l’aria aperta, senza recinzioni né coperture. Di sera non ti occorre un tetto, perché ti offre il cielo stellato. E poi, senza volerlo, l’estate ti insegna ad oziare – a proposito, tu ci sei mai riuscito per davvero? – e, aumentando le temperature esterne, ti impone di rallentare il passo. Pensaci: lei è la madre delle cicale, il canto delle persone libere.

A volte, quando il mio cuore è in burrasca e voi, per paura, diramate le allerte meteo chiudendo scuole e uffici, mi soggiunge il capriccio di farmi avanti e di volerla avvicinare. Capita di rado, sia chiaro, ma quando proviamo ad incontrarci se ne accorgono tutti. Per la mia timidezza non è certo il massimo. Mi avvicino a lei, arrossisco, e le giornate diventano smorte, in un certo senso indefinite: il sole alto nel cielo azzurro si perde d’improvviso nel vento freddo, diventando una luce che non riscalda. In quei momenti, quando non sai se coprirti dal freddo o se mostrare il volto alla luce del sole, io riesco a incontrarla per poche ore. Spesso mi avvicino, resto ad un passo da un abbraccio, ma subito capisco che non può funzionare e allora mi fermo, indietreggio. Sono ragionevole, mica folle! In quei momenti mi rendo conto dei miei stessi limiti. No, maledizione, non c’è verso. Se ci ripenso capisco che sono destinato ad amarla da lontano, perché non posso annullare questa distanza senza far danni all’universo.

Ehi, ci sei ancora? Continui a leggermi? Dietro tutte queste lettere stampate non riesco a vederti bene. Aspetta che sposti qualche sillaba. Una parola qui e l’altra laggiù… mi faccio spazio. Ora sì, eccoti, ti vedo bene. Hai il viso di una persona paziente, o almeno così sembra. Dai, ci siamo quasi. Quando avrò terminato queste mie parole la vedrai arrivare. Il tempo di congedarmi, ancora qualche brezza di vento freddo e sarò andato via. Non per mia scelta, sia chiaro, ma dove c’è lei, io non sono gradito.

Forse dopo un po’ sarete stufi della sua bellezza e comincerete a lamentarvi della siccità e della mancanza di acqua. A malincuore, io me ne andrò dall’altra parte dell’emisfero senza neanche poterla baciare né salutare; partirò lasciandole in dono queste vette innevate d’amore. La neve si scioglierà presto e le abbondanti cascate d’acqua porteranno i miei sentimenti di gioia a spasso nelle valli. Raggiungeranno i borghi di montagna, animeranno le sagre estive tra risate, musiche e tanto vino. In quei momenti, se potrai, almeno tu ricordati di questo mio segreto. Il fresco delle alture ti farà ricordare di me. Della parte bella di me. A modo mio sarò una presenza insolita ma discreta: di chi non si impone, ma si offre.

Se lei vorrà fondersi tra le mie braccia, potrà farlo facilmente. Per un gigante come lei, l’altra parte dell’emisfero è appena dietro l’angolo. Basterà voltarsi di poco e mi vedrà. In casi come questi, posso assicurarlo senza per questo sembrare pazzo, gli occhi non servono… quel che conta è conservare un cuore innamorato.