Racconto di Sonia Ternullo
(Prima pubblicazione)
Maria Rita entra ed esce dalle stanze che danno sul corridoio. Ancheggia sulle note di “The reason”. L’ha appena chiamata Nicola, l’uomo misterioso e affascinante conosciuto la settimana prima in treno, di ritorno dall’università. Dopo un’intrigante chiacchierata si erano lasciati così, che se lui fosse capitato dalle sue parti le avrebbe dato un colpo di telefono, i numeri se li erano scambiati, e sarebbero andati a bere qualcosa insieme. Certo non se lo aspettava che si sarebbe fatto vivo, e così presto poi, deve aver fatto colpo, pensa compiaciuta. Ci tiene a incontrarlo, quel pomeriggio in treno Nicola l’ha affascinata con i suoi racconti. Ha poco tempo. Tra poco sarà sotto casa. Si depila velocemente le gambe, altrettanto rapidamente si spazzola i denti con il suo dentifricio alla menta forte. I capelli sono ancora bagnati, il tempo di asciugarli con il phon non ce l’ha, fa niente, quando si asciugano al naturale vengono più belli, boccolosi e selvaggi.
“Metto il tubino nero o i pantaloni di pelle e la maglia bordeaux?” Fa la prova davanti allo specchio mentre rivolge l’interrogativo alla sorella. Ma Silvia sta studiando e quando alza il naso dal libro Maria Rita ha già infilato il tubino nero.
“Ma non dovevamo prenderci due pizze e finirci la serie?”, Silvia non nasconde la sua delusione.
“La guarderemo un’altra volta”.
“Ma poi, dico, cosa sai di questo tizio a parte le frottole che ti avrà inventato?” – Maria Rita aveva raccontato di Nicola alla sorella quando lo aveva conosciuto.
“Come sei antica! Certo che tu…una app d’appuntamenti…ma che dico…preferiresti di gran lunga uno che chiedesse la tua mano a papà. E comunque abbiamo parlato per un’ora intera in treno.”.
“Ah beh, allora!”.
“E dai, non fare così, lo so che ti sei offesa, ma ce la faremo un’altra volta la nostra seratina. E poi andiamo solo a bere una birra al bar all’angolo, quanto la fai lunga. Se ti affacci al balcone ci vedi pure!” Nel frattempo svetta con le sue lunghe gambe tra il bagno e la camera da letto, tra una pennellata di rimmel e due gocce di Narciso Rodriguez.
“Prendo la tua borsetta viola”, urla a Silvia che non fa in tempo ad opporsi che la sorella si è già richiusa la porta di casa alle spalle.
Tutta imbacuccata Silvia si affaccia al balcone e la vede salire in macchina ma l’auto non si ferma al bar dell’angolo, sfreccia via veloce, e lei la guarda allontanarsi finché può. Sono le sette di sera e fa un freddo cane e Maria Rita sta portando in giro le sue gambe lunghe e snelle nelle leggerissime calze di pizzo autoreggenti che le ha visto indossare poco prima. All’alba del giorno seguente quelle stesse gambe continuano ad andarsene in giro con Nicola, troppo lunghe per essere contenute tutte intere in un’unica valigia. Verranno sotterrate con tutta la valigia in una vecchia discarica della sperduta frazione di un paese mezzo sconosciuto.
Maria Rita entra ed esce dalle stanze del corridoio. Ha preparato la borsa dell’acqua calda, ha telefonato alla pizzeria del quartiere napoletano, ha apparecchiato la tavola e finalmente può sprofondare sul divano, accoccolata sotto la sua coperta rosa di pile in attesa che arrivino le pizze e cominci il film. Le è appena arrivato il ciclo e si sente tutta rotta. Dopo un po’ arriva anche Silvia: “Ho una fame! A proposito, ma quel Nicola che ti ha chiamato un’ora fa? Non sarà mica quello del treno?”
“Sì, proprio lui.”
“Ma che voleva?”
“È capitato da queste parti per lavoro e voleva propormi un aperitivo ma sto troppo male, non ce la faccio ad andare in giro. Peccato, perché non credo mi succederà di incontrarlo ancora. Domani parte, inizia un nuovo lavoro e si trasferisce. Mi sarebbe piaciuto conoscerlo meglio.”
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