Racconto di Laura Bolognari
(Prima pubblicazione)
Stamattina Siracusa aveva un respiro diverso.
Viale Zecchino si stendeva come un nastro lento sotto i miei passi veloci, eppure c’era qualcosa nell’aria – forse la luce, più grigia del solito, forse il silenzio che sapeva di promessa.
E poi l’ho visto. Seduto al tavolino di un bar, come se fosse lì da sempre.
Un signore anziano, distinto, elegante come la memoria di un tempo gentile.
Indossava una coppola chiara, una giacca impeccabile, e una cravatta che raccontava cura, una specie di rituale.
Tra le mani stringeva una tazzina di caffè e con movimenti graduali, quasi sacri, mescolava lo zucchero, disegnando cerchi invisibili nell’aroma caldo del mattino.
Lì, in quell’istante rubato, il tempo ha smesso di correre.
I suoi occhi, cerulei, profondi, non mi hanno guardata, eppure mi hanno vista.
Portavano dentro il riflesso di cose lontane: un pallone che rotola sull’asfalto, le grida di bambini in un cortile assolato, una lettera scritta a mano su un banco di scuola, il rossore di un primo amore.
Io lo vedevo.
Lo vedevo ragazzo, ragazzo pieno di sogni e ginocchia sbucciate.
Lo vedevo uomo, con le mani tremanti e la voce ferma, davanti a scelte che cambiano una vita.
Lo vedevo ancora lì, a stringere la sua tazzina come si tiene un ricordo che non si vuole lasciare andare.
E in quel minuscolo frammento di tempo sospeso, mi sono sentita attraversata da una tenerezza assoluta, inspiegabile, come se quell’uomo mi avesse affidato, senza saperlo, la poesia del suo vivere.
Sono andata via, certo.
Ma qualcosa di lui mi è rimasto dentro, come resta il profumo del caffè, come resta la nostalgia di ciò che non si conosce ma si ama lo stesso.
E forse è questo, il mistero più dolce del passare accanto agli sconosciuti:
ci lasciano dentro qualcosa, senza nemmeno sfiorarci.
Capita a volte di sentire un legame con una persona sconosciuta nel momento stesso in cui la si vede la prima volta.
Mi capita anche in certi luoghi che sento appartenermi nonostante non siano ‘miei’.
Grazie Laura per questa finestra che hai aperto nella mia giornata.
Succede spesso anche a me… come se certe presenze o certi luoghi fossero scritti da sempre nel nostro sentire. Grazie a te per aver risposto con questa delicatezza alla finestra che si è aperta.