Racconto di Ava Taneo

Illustrazione di Ava Taneo

(Prima pubblicazione)

 

Come sfilacciati pezzetti di salmone, riciclati per imbottire i panini dopo il Pranzo di Capodanno.

Come i resti di un pollo arrosto, cui aggiungo riso basmati e tocchetti di parmigiano per non sciupare quel fondo di tegame.

Come la borsa di plastica della spesa che, quando si buca, riparo con l’adesivo: così posso utilizzarla ancora una volta per il secchio dei rifiuti.

Come gli avanzi del coniglio, quelli più asciutti, che trito con aglio e rosmarino e aggiungo al sugo di pomodoro per condire la pasta.

Come la maglietta col collo slabbrato, su cui cucio a mano una bordura e poi regalo al ragazzo che vende i fazzoletti davanti al bar.

Come i biscotti spezzati che restano in fondo alla scatola di latta, che frullo insieme alle noci per farcire lo strudel.

Brindo agli avanzi di me.

Sollevo alto il bicchiere rubino e lo schiaccio contro l’azzurro che entra dal mio abbaino.

Non calice di altezzoso champagne, ma semplice vetro contadino.

Appannato, giallognolo, vetro antico: spesso rovesciato, raramente sciacquato, resistente agli urti, come le spalle che mi trasportano dentro i domani;

robusto come le ginocchia annodate a trascinare l’anima tormentata nella regione degli impassabili.

Le sto guardando ora, quelle chiazze brune sulle copertine, qua e là sulla tovaglia appassita, sul libro aperto e mai finito:

tracciano storie di illuminazioni abbozzate, si seccano indelebili su lembi di lino e manoscritti, mostrano desideri di sopravvivenza.

Brindo agli avanzi di me.

Porto alle labbra il vetro consolante e arrendevole, resto in attesa dell’effetto inebriante.

Piccoli sorsi, grandi sorsi, vertigini leggere. Poi… ecco: ricordo chi ero e mi compiaccio del pensiero.

Vedo una persona rara: nelle giornate migliori mi pare di somigliargli ancora.

Mi vive accanto, latente; nella solitudine mi stringe, mi scalda dai brividi dell’ignoranza, sopporta accanto a me il buio della notte e non mi ha mai abbandonato.

Le devo gratitudine infinita.

Se ne sta lì da tutta la vita: con braccia forti rimuove rovi e sterpaglie, con gambe agili valica i cancelli dell’inesorabile.

Mi solleva oltre il presente e mi mostra il sole nuovo ogni mattina.