Racconto di Patrizia Gaudiello
(Quarta pubblicazione)
Non ci si abituerà mai. L’emozione che puntualmente la assale lungo il tragitto, mentre guarda dai vetri della navetta che parte ogni quaranta minuti dall’immediata periferia della città, dove lei abita, fino all’aeroporto, è sempre forte. E anche oggi è così, naturalmente. In cerca di un varco libero fra taxi, bus e auto varie, la navetta ha costeggiato il marciapiede di fronte agli ingressi e si è fermata, spalancando le porte.
Ha con sé solo un piccolo trolley, raggiunge e oltrepassa l’entrata e subito si sente risucchiata in un’altra dimensione. Un po’ come Dorothy nel mago di Oz, trascinata e catapultata in un altro mondo da un potente ciclone. È elettrizzata, l’atmosfera dell’aeroporto ha su di lei un potere prodigioso e si concede anima e corpo. Non se ne perde neppure un dettaglio, un suono, un’immagine. Voci che erompono improvvise ma vellutate dagli altoparlanti, gente spesso confusa che corre di qua e di là trascinandosi appresso il bagaglio ma non sa proprio bene dove dirigersi. Persone che aspettano ansiose qualcuno che sta per atterrare o che è già atterrato ma ancora non si vede. Hostess carine con vitini di vespa su tacchi da paura e stewards alti, affascinanti e fieri nelle loro impeccabili uniformi, che si fermano a terra per un giorno o forse sono in procinto di imbarcarsi sul prossimo volo per Parigi, Berlino, Praga, chi lo sa? Neppure un bambino si emozionerebbe tanto quanto lei.
Oggi poi l’aeroporto, le pare, più affollato e chiassoso che mai, forse perché è venerdì. Angela guarda l’ora: non c’è fretta, c’è tantissimo tempo, può prendersela comoda. Le piace arrivare sempre con enorme anticipo. Per maggiore tranquillità, prima di fare una capatina al bar per il consueto caffè o cappuccino e una brioche (sono buonissime le brioches nel bar di quest’aeroporto!) si dirige verso gli schermi luminosi, tira fuori gli occhiali, stira un po’ il collo, controlla tutti i dati relativi al suo volo per Venezia e infine individua il desk per il check in. Che tempo troverà oggi a Venezia? Delle previsioni meteo non c’è mai da fidarsi troppo ma, dopotutto, che importa? Che faccia bello o brutto, che piova o splenda il sole, Venezia ti fa battere il cuore a prescindere. Facendosi lentamente largo tra le persone, prende la scala mobile e raggiunge il bar al primo piano, il suo preferito, dove la accoglie un buon profumo di caffè e di dolci che le fa crescere a dismisura il buonumore. Ordina la consumazione e sceglie un tavolino libero fra quelli allineati davanti alla vetrata che si affaccia sulle piste. È un’insolita mattina autunnale di bel tempo, dopo le piogge abbondanti e deprimenti degli ultimi giorni, finalmente, oggi neppure l’ombra di una nuvola, non c’è vento e la temperatura è gradevole. La giornata ideale per volare, sta pensando Angela. Rilassata e serena, sorseggia il cappuccino fumante e mangia a piccoli pezzi la sua brioche mentre lo sguardo, come ipnotizzato, sta assistendo alla discesa morbida di un aereo bianco e blu che toccherà terra tra qualche istante. Poco lontano un altro aereo ha avviato i motori e girando su se stesso sta muovendosi lento verso quella che sarà la pista destinatagli per il decollo, mentre un terzo ancora, che spunta all’improvviso e si staglia maestoso contro l’azzurro perfetto del cielo di oggi, ha appena terminato la folle rincorsa degli ultimi secondi e puntato il muso verso l’alto, per poi rapidamente diventare piccolissimo e sparire. Come ogni volta, davanti a quell’enorme vetrata, quella sorta di cinemascope che le fa sembrare gigantesco tutto ciò che vede, Angela si sente minuscola e forse anche un po’ smarrita, ma felice e viva come non mai.
Una visitina veloce alle vetrine dei negozi al pianterreno prima di fare il check in è d’obbligo. Quello di lingerie, per esempio, o la profumeria dal nome famoso che le piace tanto, ma anche quello che espone borse e valigie di marca. Mentre la scala mobile in discesa la riporta giù, Angela pensa che se per assurdo fosse minimamente possibile e razionale sarebbe proprio bello poter vivere in qualche modo all’interno di un aeroporto, fare della sua vitalità, dei suoi suoni, le sue scariche di adrenalina e le immancabili vertigini emotive una stabile e quotidiana dimensione di vita. Le vertigini, sì, quelle che fa sempre fatica a tenere sotto controllo ma delle quali non saprebbe fare a meno. Sorride Angela, mentre lo pensa, e oggi per la prima volta le torna in mente un film molto bello di pochissimi anni prima, “The terminal”, in cui al mitico Tom Hanks, per ragioni un po’ complicate, tocca fare dell’aeroporto la sua residenza fissa. Quanto lo ha amato quel film. Almeno dieci volte lo avrà visto.
Si avvia verso i negozi e viene, quasi, investita da una lunga, rumorosa e allegra carovana di persone appena entrate che si dirige spedita ai banchi del check in. Dal gruppo, qualcuno che non riesce a distinguere dice a voce alta Dublino aspettaci, stiamo arrivando! Angela sorride divertita mentre li segue con lo sguardo e pensa che un giorno o l’altro ci andrà sicuramente anche lei a Dublino, che è di certo una città molto interessante. Diamine, dopo aver letto tanto Joyce per una vita è scandaloso non esserci ancora mai stata! Ci andrà, eccome se ci andrà! Raggiunge intanto le sue vetrine preferite e lancia una rapida occhiata a un paio di raffinati completi di biancheria particolarmente carini dalle tinte delicate, poi alle belle confezioni di profumo del negozio accanto, adagiate e ben distribuite su morbide stoffe rosse e verdi, e infine alle due elegantissime borse firmate che poco più in là si fanno ammirare in primo piano di là del vetro. Alle sue spalle una voce femminile alterata e ansiosa sta incitando qualcuno: datti una mossa per piacere che siamo in ritardo, dove si fa il check in per Venezia? Anche la signora va a Venezia, sta per prendere il suo stesso volo. Si volta e glielo indica con il dito: terminal uno, banco quattordici. Angela adesso socchiude gli occhi e aspira a fondo l’aria più forte che può, come fa puntualmente, affinché possa entrarle tutto l’odore dell’aeroporto. Come si fa a spiegarlo? È difficile e neanche ci proverebbe, ma quell’odore, che sulla faccia della terra forse è lei la sola capace di percepire e che magari neppure esiste, è un profumo vero e proprio, un’essenza intensa e travolgente come di sicuro sarà anche ciascuna di quelle imprigionate nelle confezioni raffinate e costose dietro la vetrina. Magari anche di più.
Si scuote e controlla di nuovo l’orologio, è ora di mettersi in coda per il check in. Una nuova scarica di adrenalina la attraversa e sconquassa il petto come tutte le altre volte: sta per salire sul suo aereo, il suo aereo la aspetta, sta per partire! Un velo appena di lacrime di commozione le appanna gli occhi mentre a passi piccoli e lenti, quasi incerti, si dirige verso la fila tirandosi dietro quel suo trolley straordinariamente leggero. È a questo punto, dopo solo qualche passo, che di solito si ferma. Poi, senza fretta, si volta e si avvia verso l’uscita.
Sono ormai già le due del pomeriggio quando ferma lungo il marciapiede, attende la navetta che la riporterà in città e che dovrebbe arrivare a momenti. Il tempo è cambiato all’improvviso, nuvole moleste scivolano e si inseguono, si divertono a soffocare il sole, spengono a tratti l’azzurro vivo del cielo. Ha un po’ freddo, adesso. Angela alza gli occhi, sulla sua testa c’è un altro enorme uccello d’acciaio che sta atterrando con un fragore assordante. Chissà da dove viene, quante ore di viaggio avrà fatto, quante persone avrà reso felici fra quelle che a momenti sbarcheranno, quante ancora ne prenderà su tra poche ore e dove mai le condurrà, dando loro l’illusione di possedere ali e di sapersi librare in volo. Si volta a guardare gli ingressi dell’aeroporto, un sorriso breve le distende le labbra mentre continua a fissare quelle porte automatiche che spalancandosi al suo passaggio hanno ogni volta il potere magico di condurle e trasportarle altrove la mente e lo spirito. Che importa quale posto sia quell’altrove?
Non parte Angela, non ha un biglietto, nessun aereo l’aspetta e non andrà a Venezia. Il suo trolley è vuoto. Magari in futuro, chi lo sa? Tutto ciò che non è ancora mai accaduto può sempre accadere, l’importante è crederci. Ci sarebbe da vedere anche Dublino, in futuro, come si è appena ripromessa. Thomas Mann e Joyce vanno onorati. Bisognerà pur visitare prima o poi i fantastici luoghi descritti da costoro! Ciò che veramente conta è prima di tutto sognare, lasciarsi andare, provare a essere un po’ felici. Ciascuno a modo suo.
Sta ancora guardando verso gli ingressi, colma di gratitudine, quando la navetta sopraggiunge con un colpo discreto di clacson e accosta. Alcuni scendono, frettolosi, pochi altri montano su con lei, una decina di minuti e si riparte verso casa. La sua casa vuota. Angela, però, sta già fantasticando sulla prossima meta, quella verso la quale la condurrà un immaginario aereo bianco e azzurro, o tutto bianco, o tutto grigio o di qualsiasi altro colore, e lei sarà contenta. Esattamente come lo è adesso, perché anche oggi ha sognato, anche oggi ha avuto la sua piccola porzione di felicità. Che male c’è?
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