Favola di Luca Battisti
Illustrazioni di BDB
Un giorno il maiale decise che non voleva più sentirsi umiliato dagli altri animali che lo deridevano perché era immondo e sgraziato. Decise allora di attaccarsi un corno sulla fronte ed andò in giro dicendo che non era il maiale, ma l’unicorno.
«Si vede che sei il maiale: tu sei tutto rosa e l’unicorno è bianco», lo presero in giro tutti.
Il maiale ne soffrì, ma andò a casa a dipingersi tutto di bianco e poi, completata l’operazione, tornò nel bosco a dire di essere l’unicorno.
«Adesso hai il colore dell’unicorno, ma non ne hai né la criniera, né la coda. Si vede sempre che sei il lurido maiale», gli rise in faccia una vacca.
Il maiale ci soffrì, ma non si diede per vinto. Raccattò per strada un po’ di paglia e alcuni ciuffi di pelo di qualche animale selvatico e se li appiccicò sul capo a fingere una criniera e li legò sulla coda a coprire quel cavatappi che gli aveva dato la natura.
Era ben buffo a vederlo passare e un’oca gli disse:
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«Tu vuoi sembrare un unicorno, ma non ne hai il fisico: lui è più alto e magro di te. Si vede ancora che sei il laido maiale».
Il maiale non si scoraggiò: costruì degli alti zoccoli da mettere sotto le zampe e seguì una dieta rigorosa per un mese. Lavorò molto anche sulla coda e sulla criniera che presero un aspetto più nobile.
Quando gli animali lo rividero rimasero abbagliati dal suo aspetto e dalla sua eleganza e davvero iniziarono a dire che l’animale che era di fronte a loro poteva essere l’unicorno e di sicuro non era il maiale.
«Io credo che tu sia l’unicorno» disse infatti pensierosa la volpe «ma potrò dirlo con certezza solo quando ti vedrò volare perché l’unicorno sa farlo a differenza di molti di noi. Monta su quella pietra e sali verso il cielo».
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Il maiale, sentendosi gonfio di orgoglio, e immaginandosi ormai in tutto simile all’unicorno, salì sulla pietra, ma, saltando verso il cielo, cadde pesantemente a terra e si ruppe tutte e quattro le zampe.
«Sciocco», lo derise la volpe «tutti sanno che l’unicorno non esiste».
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