Fiaba di Paola Baldini
Il giardino d’estate era animato da bambini che, ogni pomeriggio, giocavano con i loro giochi preferiti. Nel palazzo di fronte abitava Camilla, una bambina di dieci anni dai capelli biondi e gli occhi azzurro cielo. Piuttosto solitaria, non amava giocare con i suoi coetanei; spesso li osservava dalla finestra della sua cameretta che affacciava sul giardino.
Fra cespugli profumati e rose rampicanti, un pomeriggio di mezza estate si posò una farfalla di un bianco intenso e brillante, dalle ali così sottili da sembrare trasparenti. Restarono tutti ammaliati dalla sua bellezza, tanto che nessuno provò ad avvicinarla, né tantomeno a sfiorarla. Camilla fu subito rapita dall’arrivo di quella particolare farfalla e la seguì con lo sguardo: ne fu così estasiata da trovare il coraggio di mettere piede fuori di casa e scendere in giardino per osservarla da vicino.
Una volta arrivata davanti alla farfalla, restò immobile. Sembrava che l’insetto avesse percepito la sua presenza: iniziò infatti a brillare più del solito, per poi volare via. Il giorno seguente si ripeté lo stesso scenario; così Camilla, ogni pomeriggio, raggiungeva il giardino per incontrare la sua ormai “amichetta” farfalla.
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Anche gli altri bambini si accorsero che, quando c’era Camilla, la farfalla brillava di più. Iniziarono quindi a interagire con lei e lei con loro. Decisero tutti insieme di darle un nome, così, all’arrivo della farfalla, Camilla esclamò: «Da oggi ti chiameremo Bianca!».
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Dopo aver pronunciato quella frase, la farfalla emanò un bagliore di luce; le sue ali pulsavano come se i loro cuori battessero all’unisono. Volteggiava intorno a tutti come se fosse in festa. Quella luce era un dono per chi, come Camilla, sapeva riconoscerne la rara bellezza. In un angolo nascosto di quel giardino, una graziosa bambina solitaria ora aveva tanti amici: aveva imparato che le anime fragili, quando sanno riconoscersi, diventano forza.
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