Articolo di Redazione
Andiamo al mare: le risposte “salate” dell’acqua
La metafora della vita che è mare, sa di mare, si specchia nel mare, è imprevedibile come il mare e ci vede naufraghi e superstiti dopo i capricci del cielo è un assioma narrativo umano. Ha la grandissima forza di non essere però mai ripetitivo perché illimitate possono essere le increspature dell’acqua come le occorrenze dell’esistenza. Così, rassicurante e nel contempo nuovo, è ciò che esce nella nuotata tra le pagine di <<Piccola filosofia del mare>> della filosofa Laurence Devillairs (Giunti, 2026).
Già le prime bracciate sono semplici: ci si chiede perché dunque si anela al mare? Perché dentro il nostro essere terresti c’è l’eco atavico dell’acqua salata? Leggere il libro di Devillairs arriva immediatamente a rilevante risultato: stimolare domande, interrogativi che muovono il pensiero, evitando in tal modo i rischi costanti delle secche del mondo contemporaneo, patinato e impermeabile. Attraverso il tuffo tra i capitoli del volume è possibile praticare quella lud-azione che riempie le branchie dell’ossigeno necessario per procedere nel piacere dilettevole della speculazione che guarda il mondo e si muove in esso. In questo moto è possibile quella complicità tra presente e realtà che sa restituire il senso del gesto di Ulisse di fronte alle sirene, che gusta la voluttà e la sofferenza per allenarsi a quello che è uno dei grandi compiti dell’esistenza, ovvero la discrezione. Essa va colta nell’accezione guicciardiana di discernimento, di allenamento alla scelta, di riconoscimento del ruolo salvifico dell’argine per osservare l’acqua che non rinuncia mai a scorrere.
Tale osservazione fa sì che la natura confermi il ruolo che le è stato da sempre assegnato, ovvero di traduttrice dell’human accadere. Docilmente si presta a “noleggiare” parti di sé per consentire all’uomo di riformularsi. Generosamente permette di essere illusoria propaggine dell’homo sapiens che si mostra così contenitore poco “capace” per narrare la propria avventura nell’acqua della vita. Permette infine di impastare la terra dell’essere humanum con gli altri elementi del Creato.
La fecondità della riflessione di Devillairs prende le mosse da una delle fondamentali lezioni marinare: quella della metamorfosi di fronte all’impossibilità di controllare i capricci di un cielo che fa come gli pare, senza scrupoli o rimorsi; una metamorfosi che si affida alla liquida trasparenza che umilmente non copia, ma si adatta dopo aver compreso; una metamorfosi che non si chiede se deve adattarsi a essere modestamente mare o temerariamente oceano perché all’acqua non cambia nulla essere oceano o mare.
Alla scuola del mare si parla inoltre di libertà, che non va mai rimandata perché vive in un presente che è figlio dei passati prossimi e remoti, e di una distinzione fondamentale tra idioti e idiotici, termini che all’inizio fanno storcere entrambi il naso orientando all’indignazione. Invece no: se la prima parola oggi è effettivamente un insulto che sa di sconfitta, l’altra è lo spiraglio che fa passare una luce che arriva fino ai nostri abissi. Rappresenta il rifiuto delle patenti di identità che impediscono di viaggiare, che non sono passa-porti, ma fogli di segnalazione. Consente di ricordare quella domanda che non ha risposte giuste o sbagliate, ma solo temporanee formulazioni: <<che cos’è che fa sì che io sia proprio me stesso?>> (pag.130). Solo così è possibile essere marinai liberi di fare quello che possono, e come possono, sul vascello del nostro tempo.
E di fronte agli squali? Ecco per loro una curiosa risemantizzazione perché Devillairs li mostra come simboli del movimento necessario per vivere. L’invito è a essere quindi come loro, lasciando come inutili relitti da obliato fondale gli schemi ripetitivi dell’e-sistenza. Essa non è infatti propriamente vita perché non basta esser-ci per cogliere l’humanum. Serve agirlo, osservarlo in uno spostamento continuo.
Bisogna dunque essere squali, lupi di mare, dotati di energia e coraggio per solcare onde, acque con diversa salinità e rendere il singolo viaggio davvero singolare.
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